Come Eliminare le Macchie Scure del Viso: 16 Passaggi ure molta

Come Eliminare le Macchie Scure del Viso

4 Parti:Individuare la CausaTrattamenti di Comprovata EfficaciaRimedi CasalinghiPrevenzione

Il composto chimico che conferisce colore alla pelle umana si chiama melanina, un suo eccesso però può causare lentiggini, macchie solari e altre zone più scure sulla pelle. Queste zone sul viso, chiamate anche iperpigmentazione, sono causate dall'esposizione ai raggi solari, fluttuazioni ormonali e sono l'effetto collaterale di alcuni medicinali. Non si tratta di una grave patologia, ma se ne soffri, probabilmente vorrai una pelle chiara e luminosa. Puoi trattare la causa di fondo che le genera, usare un peeling chimico o provare uno sbiancante naturale. Continua a leggere per saperne di più sulle cause di queste macchie e come sbarazzartene.

Parte 1
Individuare la Causa

  1. Immagine titolata 2922702 1
    1
    Informati in merito ai differenti tipi di macchie. Poiché possono essere generate da molti fattori diversi, devi riconoscerle per capire come intervenire. Qui di seguito troverai una breve descrizione dei tre tipi di iperpigmentazione:
    • Lentiggini. Sono macchie causate dall'esposizione ai raggi UV. Il 90% delle persone con più di 60 anni ha questi segni, anche se molte giovani donne e uomini li presentano. Si distribuiscono sulla pelle senza uno schema preciso.
    • Melasma. Questo genere di iperpigmentazione è causato da sbalzi ormonali. Alcune donne possono notarle sulle guance durante il ciclo mestruale, la gravidanza o la menopausa. Possono essere anche un effetto collaterale della pillola contraccettiva e della terapia ormonale. Il melasma può comparire anche nei casi di disfunzione tiroidea.
    • Iperpigmentazione post-infiammatoria. In questo caso le macchie sono il risultato di un trauma alla pelle (psoriasi, ustioni, acne e alcuni trattamenti aggressivi).
  2. Immagine titolata 2922702 2
    2
    Cerca di conoscere la causa delle tue macchie. Una volta capito con che tipo di problema hai a che fare, puoi iniziare un adeguato trattamento o modificare il tuo stile di vita per evitare che i segni si rendano visibili. Poniti le seguenti domande:
    • Vai spesso nei centri di abbronzatura o ti esponi molto al sole? Se hai la tendenza a stare molto sotto i raggi solari e non metti la crema protettiva, potrebbero formarsi delle lentiggini. Dei trattamenti topici e la protezione dal sole sono le tecniche migliori per sbarazzarsi di questo genere d'iperpigmentazione.
    • Soffri di qualche patologia che stai trattando con i farmaci? Sei incinta, usi dei contraccettivi o assumi degli ormoni? Allora potresti avere il melasma. In questo caso il trattamento è un po' più complesso, ma alcuni metodi potrebbero fare la differenza.
    • Hai sofferto di un'acne grave, ti sei sottoposto alla chirurgia plastica o hai avuto altri disturbi della pelle? Allora potresti dover affrontare una iperpigmentazione post-infiammatoria.
  3. Immagine titolata 2922702 3
    3
    Rivolgiti a un dermatologo per una diagnosi accurata. Egli è in grado, attraverso una lente di ingrandimento retroilluminata, di analizzare molto da vicino la pelle e capire cosa causa le macchie scure. Inoltre condurrà un controllo fisico e ti porrà delle domande per capire il tuo stile di vita e arrivare a una diagnosi più precisa. Il dermatologo ti proporrà il trattamento migliore per le macchie che già sono presenti sul viso e ti consiglierà cosa fare per prevenirne altre.
    • Dato che l'iperpigmentazione è una situazione piuttosto comune, per la quale molta gente ricerca una soluzione, esistono anche una serie di prodotti sul mercato che promettono di essere efficaci e rapidi. Una visita dal dermatologo ti aiuterà a capire quali principi attivi funzionano per il tuo caso e quali no.
    • Alcune delle cure migliori sono disponibili solo dietro prescrizione medica, quindi ecco un'altra valida ragione per andare dal dermatologo.
    • Infine è molto importante escludere la possibilità di melanoma o di un altro tipo di cancro della pelle come principale responsabile delle macchie. Un esame di tutto il corpo almeno una volta all'anno dovrebbe essere la regola per prevenire e trattare tempestivamente i tumori della pelle.

Parte 2
Trattamenti di Comprovata Efficacia

  1. Immagine titolata Get Rid of Dark Spots on Your Face Step 4
    1
    Comincia con un'esfoliazione manuale. Se le macchie scure sono comparse solo da un mese o due, c'è la possibilità che interessino solo lo strato superficiale della pelle. Potresti riuscire a sbarazzartene semplicemente con un buon scrub per il viso. Con il termine esfoliazione si intende la rimozione dello strato più esterno e superficiale della cute portando in superficie quello sottostante, fresco e giovane.
    • Trova un detergente con proprietà esfolianti che contenga delle micro-particelle così da poterlo strofinare sul viso. Puoi anche prepararne uno tu con delle mandorle macinate (o della farina di avena) mescolate al tuo solito latte detergente. Applicalo con movimenti circolari.
    • Le spazzole elettriche esfolianti (come Clarisonic) entrano più in profondità rispetto a uno scrub. La loro funzione è quella di eliminare lo strato di cellule morte dal viso. Le puoi trovare in farmacia.
  2. Immagine titolata Get Rid of Dark Spots on Your Face Step 5
    2
    Prova un trattamento topico acido. Esistono dei prodotti da banco ma anche su prescrizione medica. Si tratta di creme/lozioni/unguenti/gel che contengono gli alfa-idrossiacidi, i beta-idrossiacidi e i retinoidi. La loro applicazione rimuove gli strati superficiali della cute permettendo la ricrescita di cellule nuove e fresche. La pelle appare più giovane. Questi trattamenti sono indicati per tutti i tipi di iperpigmentazione.
    • Fra gli alfa-idrossiacidi ricordiamo l'acido glicolico, l'acido mandelico, l'acido citrico lattico. Si estraggono principalmente da frutta e verdura. Sono efficaci nell'esfoliare la pelle senza però essere troppo aggressivi sulla cute sensibile. Sono disponibili sotto forma di sieri, creme, peeling e lozioni idratanti.
    • Il beta-idrossiacido è noto anche come acido salicilico. È un comune ingrediente di molti farmaci e trattamenti per la pelle che non richiedono prescrizione. Si trova sotto forma di crema, siero, peeling e detergenti.
    • I retinoidi, conosciuti anche come tretinoina o retinolo-A, sono la forma acida della vitamina A. Sono molto efficaci nel trattamento dell'acne e delle macchie scure. Si possono trovare in gel e nelle formulazioni più concentrate solo dietro prescrizione medica.
    • Se stai cercando un prodotto da banco, cercane uno che abbia una combinazione di questi ingredienti: idrochinone, cetriolo, soia, acido cogico, calcio, acido azelaico e arbutina.
  3. Immagine titolata 2922702 6
    3
    Valuta il peeling chimico. Se i trattamenti superficiali non sono sufficienti per sbiadire l'iperpigmentazione, valuta anche questa soluzione. I peeling chimici rimuovono letteralmente i primi strati della pelle e spesso contengono gli acidi sopra menzionati in alte concentrazioni. Sono classificati secondo tre livelli di forza: leggeri, medi e profondi.
    • I peeling leggeri di solito includono gli alfa-idrossiacidi: quello glicolico e quello lattico sono i più utilizzati. Sono considerati i più efficaci per le macchie scure.
    • I peeling medi includono l'acido tricloroacetico. Molti lo raccomandano per la cura delle macchie molto scure causate dai danni solari. Per godere di tutti i benefici, il trattamento andrebbe ripetuto ogni 2 settimane fino alla scomparsa dell'iperpigmentazione. Questo metodo non è consigliato per le persone con una carnagione scura perché potrebbe causare molte più macchie dopo la guarigione.
    • I peeling chimici profondi si avvalgono dell'acido fenolico, o fenolo, come ingrediente attivo. Si eseguono per le rughe profonde ma anche per riparare gravi danni del sole. I peeling a base di fenolo sono molto aggressivi e si somministrano dopo un'anestesia. Saranno necessari diversi mesi per guarire e per apprezzare i primi risultati.
  4. Immagine titolata 2922702 7
    4
    Microdermoabrasione. È una procedura che usa dei fini cristalli per "sabbiare" la pelle ed eliminare le macchie scure. In questo modo si toglie il primo strato di cute che verrà sostituito da cellule nuove e fresche. Il trattamento si esegue una volta al mese per diversi mesi.
    • Affidati a un medico esperto. L'abrasione della pelle porta a irritazione e forse l'iperpigmentazione può anche peggiorare. Se qualcosa va male, potresti rimanere molto insoddisfatto dei risultati.
    • La microdermoabrasione non va eseguita troppo spesso perché bisogna concedere alla pelle il tempo per guarire.
  5. Immagine titolata 2922702 8
    5
    Trattamento laser. Viene anche chiamata terapia a luce pulsata e sfrutta delle rapide pulsazioni luminose che distruggono le cellule pigmentate. Le zone più scure assorbono la luce e ne vengono vaporizzate o distrutte. Il corpo reagisce formando una crosta e poi della nuova pelle chiara e fresca. Il laser è molto efficace ma doloroso e costoso.
    • I trattamenti laser sono la soluzione migliore per le macchie molto vecchie. Infatti l'iperpigmentazione che sussiste da anni è entrata in profondità negli strati cutanei e i trattamenti topici non sono in grado di eliminarla.
    • Se hai un pelle molto chiara, 4 o 5 sedute laser dovrebbero essere sufficienti per sbarazzarti delle macchie.

Parte 3
Rimedi Casalinghi

  1. Immagine titolata Get Rid of Dark Spots on Your Face Step 9
    1
    Strofina la pelle con degli agrumi. Questi frutti contengono abbondante vitamina C, detta anche acido ascorbico. La vitamina C è molto utile per eliminare lo strato superficiale della pelle senza causare danni. Ecco qualche consiglio su come usarla:
    • Spremine il succo e tamponalo sulla pelle. Per secoli le donne hanno utilizzato il succo di limone per sbiancare la pelle, ma puoi affidarti anche all'arancia, al pompelmo o al lime se preferisci. Taglia a metà il frutto e spremilo sopra una ciotola. Con un batuffolo di cotone tampona il liquido sulle macchie scure. Aspetta 20 minuti e poi risciacquati. Puoi ripetere il trattamento 1-2 volte al giorno.
    • Prepara una maschera con succo di limone e miele. Combina il succo di mezzo limone con due cucchiaini di miele, mescola bene e spalma il tutto sul viso. Aspetta che agisca per 30 minuti e poi sciacqua.
    • Prepara uno scrub con agrumi e latte in polvere. Mescola in parti uguali il succo di agrume, con acqua e latte in polvere (sarà sufficiente un cucchiaino per ciascuno) e mescola bene. Massaggia la polvere sul viso e poi risciacqua.
  2. Immagine titolata Get Rid of Dark Spots on Your Face Step 10
    2
    Prova la vitamina E. Si tratta di un antiossidante molto forte che ripara le cellule danneggiate e rafforza quelle sane. Puoi utilizzarla come trattamento topico oppure approfittare di tutti i suoi benedici mangiando cibi che ne sono ricchi.
    • Applicazione topica: massaggia dell'olio puro di vitamina E direttamente sulle macchie. Con costanza giornaliera otterrai dei buoni risultati.
    • Alimenti. Integra nella tua dieta questi cibi ricchi di vitamina E: noci (mandorle, arachidi, pinoli), semi di girasole, olio di germe di grano e albicocche secche.
  3. Immagine titolata Get Rid of Dark Spots on Your Face Step 11
    3
    Affetta una papaya. Questo frutto contiene un enzima detto papaina che è in grado di esfoliare la pelle e rivelare uno strato di pelle nuova e fresca. La papaya inoltre contiene le vitamine C ed E quindi è un ottimo trattamento per le macchie scure. La papaina è molto più concentrata nel frutto acerbo, ma puoi usare anche quelli maturi. Pelalo e rimuovi i semi e poi prova una delle seguenti tecniche:
    • Affetta un pezzo di papaya e disponilo sulle macchie di cui ti vuoi liberare. Tienilo in posa per 20-30 minuti. Ripeti questa procedura due volte al giorno se desideri dei risultati ottimali.
    • Prepara una maschera facciale alla papaya. Taglia il frutto in pezzi e poi frullalo fino a ottenere una pasta liscia. Applica la crema sul viso e sul collo. Aspetta 30 minuti prima di risciacquare accuratamente.
  4. Immagine titolata Get Rid of Dark Spots on Your Face Step 12
    4
    Prova l'aloe vera. Si tratta di una pianta dai molteplici benefici. È un ottimo idratante ed è efficace contro le scottature solari. Inoltre è in grado di sbiadire l'iperpigmentazione. Se a casa hai una pianta, staccane una foglia e schiacciane la polpa gelatinosa nella mano per poi applicarla sulle macchie. Esistono anche dei prodotti commerciali, ma per essere certo della loro efficacia controlla che siano al 100% aloe vera.
  5. Immagine titolata 2922702 13
    5
    Prova la cipolla rossa. Le cipolle hanno proprietà acide che sono in grado di sbiancare la pelle. Vale la pena usarle se non hai del limone a portata di mano. Pela una cipolla rossa, tagliala a pezzetti e lavorala in una centrifuga o frullatore. Usa un batuffolo di cotone per tamponare il succo sulle macchie scure. Lascia agire per 15 minuti prima di risciacquare.

Parte 4
Prevenzione

  1. Immagine titolata 2922702 14
    1
    Limita l'esposizione al sole. I raggi UV sono la causa più comune di macchie scure. Non importa quale genere di iperpigmentazione tu abbia, il sole peggiora solo la situazione. La migliore misura preventiva è quella di evitare di rimanere all'aperto per lungo tempo. Ecco qualche altro consiglio per proteggersi dai raggi ultravioletti:
    • Metti la protezione solare, anche in inverno non dimenticare di spalmare sul viso una crema a protezione 15 o più alta.
    • Quando il sole è alto e intenso, indossa occhiali da sole e un cappello. Proteggi il resto del viso con una crema solare ad alto fattore.
    • Non usare i lettini abbronzanti. L'esposizione diretta ai raggi UV è pericolosa per la pelle (e per gli organi interni).
    • Non prendere il sole. Quando l'abbronzatura svanirà, resteranno delle macchie.
  2. Immagine titolata 2922702 15
    2
    Controlla i tuoi farmaci. Se soffri di melasma e sei in terapia farmacologica, puoi sbarazzarti delle macchie cambiando tipo di medicinale. Parlane con il tuo medico e discuti con lui le tue preoccupazioni. Trovate insieme una soluzione con minori effetti collaterali.
  3. Immagine titolata 2922702 16
    3
    Trova dei trattamenti professionali per la cura della pelle. L'iperpigmentazione potrebbe essere causata da trattamenti inadeguati o condotti in maniera errata. Dei profondi peeling chimici o la chirurgia plastica, a volte, lasciano dietro di loro dei ricordi spiacevoli. Prima di sottoporti a qualunque trattamento invasivo assicurati che il medico/tecnico che li somministrerà sia specializzato e molto esperto.

Consigli

  • Sii paziente. Spesso le macchie scure della pelle possono essere ostinate e ci vuole tempo per farle sbiadire. Devi applicare il metodo che hai scelto con tenacia e coerenza.
  • Quando sei disidratato, il ricambio di cellule nella pelle rallenta. Bevi molta acqua per aiutare il corpo a combattere le macchie.

Avvertenze

  • Ricorda di applicare un filtro solare quando usi un qualsiasi prodotto che schiarisce la pelle.
  • L'idrochinone, un prodotto noto per l'effetto schiarente che ha sulla pelle, è stato ricollegato al cancro, ai danni delle cellule pigmentanti, alle dermatiti e ad altri problemi della pelle. I dermatologi in genere non lo consigliano, a meno che tutti gli altri metodi non si siano rivelati inefficaci.
  • Segui sempre le istruzioni riportate sulla confezione quando usi dei farmaci per la rimozione delle macchie.
  • Le donne incinte o in allattamento non dovrebbero usare l'acido salicilico.
  • Se sei allergico all'aspirina, non usare prodotti che contengono acido salicilico.
  • Se decidi di sottoporti a un trattamento dal tuo medico, dermatologo o estetista, segui sempre molto attentamente le loro istruzioni dopo la cura.
  • Non esporti al sole con il succo di limone sul viso, ti scotterai.

wikiHow Correlati

Come

Ridurre le Occhiaie Scure in Soli 15 Minuti

Come

Usare un Limone per Schiarire la Pelle

Come

Liberarsi delle Cicatrici

Come

Sbarazzarsi delle Lentiggini

Come

Eliminare le Macchie del Sole

Come

Eliminare le Lentiggini con Rimedi Casalinghi

Come

Eliminare un Brufolo

Come

Eliminare i Punti Neri

Come

Portare in Superficie un Brufolo Sottopelle

Come

Prenderti Cura dei Peli Pubici

Informazioni sull'Articolo

Categorie: Cura della Pelle

In altre lingue:

English: Get Rid of Dark Spots on Your Face, Deutsch: Dunkle Flecken im Gesicht loswerden, Español: eliminar las manchas oscuras del rostro, Português: se Livrar de Manchas Escuras no Rosto, 中文: 去除脸上的黑斑, Русский: избавиться от пигментных пятен на лице, Français: vous débarrasser des taches foncées sur votre visage, Čeština: Jak se zbavit tmavých skvrn na obličeji, Bahasa Indonesia: Menghilangkan Bintik Hitam Pada Wajah, 日本語: 顔のシミを消す, Nederlands: Van donkere vlekken in je gezicht afkomen, हिन्दी: चेहरे पर काले धब्बों से मुक्ति पायें, العربية: التخلّص من البُقع الداكنة في الوجه, Tiếng Việt: Loại bỏ Vết thâm trên Mặt, 한국어: 기미와 잡티 없애는 법, ไทย: กำจัดรอยด่างดำบนใบหน้า

  • Discuti
  • Stampa
  • Manda questa pagina a un amico
  • Modifica
  • Manda una Fan Mail agli autori
relógio de mulher cartierainer">

Questa pagina è stata letta 277 663 volte.

Hai trovato utile questo articolo?
 

ure molta

replika mens ure
omega de ville goud
omega-kello
オメガ

Tendinite

Ultimi aggiornamenti: 2016

Tendinite è un termine generico con il quale si indica un processo di tipo infiammatorio a carico di uno o più tendini (robuste formazioni anatomiche di tessuto connettivo fibroso attraverso i quali i muscoli volontari sono collegati al segmento scheletrico sul quale essi prendono inserzione). Ricordiamo che nel corpo umano sono presenti ben 267 tendini.

Le patologie che riguardano il tendine (tendinopatie) sono molto frequenti e, sebbene, in linea teorica, possano interessare i tendini di qualsiasi articolazione, le più colpite sono quelle di polso e mano (vedasi per esempio il dito a scatto, anche tenosinovite stenosante dei flessori delle dita), gomiti (epicondilite o gomito del tennista), spalla (tendinopatia della cuffia dei rotatori, una delle manifestazioni cliniche facenti parte della cosiddetta sindrome della cuffia dei rotatori), caviglia (tendinopatia dell’achilleo) e ginocchio (tendinite del quadricipite, tendinite del rotuleo e tendinite del popliteo). Ovviamente le manifestazioni dolorose cambiano a seconda della zona in cui si è verificata l’infiammazione.

Prima di trattare in modo dettagliato l’argomento tendinite è opportuno chiarire il significato di alcune terminologie relative alle patologie del tendine; queste ultime infatti possono essere di diversa natura (è infatti necessaria una diagnosi corretta per poter intervenire adeguatamente): si parla di peritendinite quando è interessato il peritenonio (il foglio connettivale che circonda e protegge il tendine e ne anatomicamente parte), di tenosinovite (anche sinovite tendinea o, più raramente, tenovaginite) quando l’infiammazione riguarda la guaina sinoviale che riveste il tendine e dentro la quale esso scorre, di tenoperiostite (o tendinopatia inserzionale) nel caso in cui il processo infiammatorio riguardi la giunzione fra tendine e osso, di tendinite quando si è di fronte a una patologia che interessa il tendine in toto, ma è di natura acuta e di tendinosi quando la patologia è ormai cronica; la tendinosi, infatti, è una patologia che interessa soprattutto le persone anziane e coloro che continuano a sottoporre a eccessivi sforzi tendini la cui funzionalità risulti già compromessa. Contrariamente alla credenza comune, le patologie in –osi sono più gravi di quelle in –ite (a mo’ di esempio: l’artrosi è una patologia più grave dell’artrite), perché le prime sono associate a uno stato ormai cronico e degenerato della struttura (irreversibile), mentre le seconde sono, perlomeno in teoria, reversibili.

Cause e fattori di rischio

tendiniteGeneralmente la tendinite è provocata dal cronico ripetersi di microsollecitazioni a carico del tendine; a lungo andare infatti tali sollecitazioni provocano un’alterazione a carico delle fibrille (i tendini sono costituiti da una componente cellulare differenziata che è circondata da una matrice extracellulare formata da fibrille, proteoglicani ed elastina) che vengono lesionate in modo più o meno marcato; tali lesioni vengono riparate in modo spontaneo, ma le nuove cellule che entrano in gioco formeranno un nuovo tessuto la cui resistenza sarà minore di quella del precedente; si parla in questi casi (la quasi totalità) di tendinite da sovraffaticamento; è molto difficile che un tendine possa rompersi acutamente a causa di un sovraccarico, infatti, generalmente, una tensione eccessiva su un tendine provoca più facilmente lacerazioni a carico dei muscoli oppure dei segmenti ossei a cui sono collegati; questo perché il tendine è una struttura di per sé molto resistente. La persistenza dei microtraumi invece, come abbiamo visto, finirà per indebolire lentamente la struttura tendinea rendendola più esposta a lesioni più o meno gravi.

I maggiori responsabili della tendinite sono quindi da ricercarsi in un sovraccarico funzionale (o, in termini più semplici, ripetizione esasperata e continua nel tempo di determinati gesti o movimenti); un tipico caso è quello di atleti che incrementano la frequenza e/o l’intensità delle proprie sedute di allenamento (ai runner che ci seguono consigliamo l’attenta lettura dell’articolo Regola del 10%).

In diversi casi l’insorgenza di una tendinite può essere causata, o perlomeno facilitata, dall’indossare calzature poco idonee (rimandiamo all’articolo Scegliere la scarpa da running); anche i runner che corrono su terreni molto duri o, al contrario, eccessivamente morbidi, vedono aumentare le probabilità di incorrere in una tendinite; maggiori rischi corrono anche coloro che effettuano allenamenti su terreni particolarmente sconnessi (si legga l’articolo Terreno ideale per il runner).

Sono soggetti più a rischio di tendinite anche coloro nei quali non vi è un corretto equilibrio fra la forza muscolare (eccessiva) e la resistenza dei tendini; un tipico caso è quello di chi assume steroidi anabolizzanti (in campo sportivo tali sostanze vengono soprattutto usate nel body building e negli sport di potenza come lotta, sollevamento pesi, sprint ecc. allo scopo di incrementare notevolmente la massa muscolare).

Fra i fattori di rischio di una tendinite si possono citare anche un riscaldamento troppo breve o inadeguato (si veda l’articolo Riscaldamento scientifico) prima di iniziare una seduta di allenamento oppure una ripresa delle sedute di allenamento troppo rapida dopo uno stop causato da infortunio (si veda Come riprendere dopo un infortunio).

Oltre alle cause soprariportate che, di fatto, possiamo imputare a un erroneo svolgimento di un’attività fisica, esistono anche altri motivi che possono essere alla base dell’insorgenza di una tendinite come, per esempio, la presenza di malattie quali l’artrite reumatoide, il diabete, la gotta, il lupus eritematoso sistemico, l’insufficienza renale, la sindrome di Reiter ecc.

Altri fattori che possono predisporre il soggetto a tendinite o comunque ad altri tipi di tendinopatia sono quelli di tipo congenito; fra questi possiamo citare il valgismo o il varismo delle ginocchia, la dismetria degli arti, anomalie nelle curve del rachide ecc.

Altri fattori di rischio per la tendinite sono infine l’avanzare dell’età e le variazioni ormonali.

Segni e sintomi di tendinite

Il sintomo più caratteristico della tendinite è la dolenzia nella zona del tendine interessato dall’infiammazione; la sensazione dolorosa può aumentare, ma anche solamente comparire, quando il soggetto palpa la zona interessata oppure nel caso di movimenti che coinvolgano il tendine interessato. In molti casi la tendinite è associata a una riduzione della forza dei muscoli che sono collegati al tendine o ai tendini colpiti dal processo infiammatorio.

Chi pratica un’attività sportiva percepisce talvolta la presenza del dolore nei momenti iniziali della seduta, ma non durante il prosieguo dell’attività; una volta terminato l’allenamento il dolore può fare di nuovo la propria comparsa.

A seconda della gravità del processo infiammatorio possono essere presenti gonfiore e tumefazione più o meno marcati.

Diagnosi

La diagnosi di tendinite, oltre a un’accurata analisi clinica, si avvale generalmente dell’ausilio di esami strumentali quali l’ecografia e la risonanza magnetica; attualmente l’ecografia muscolo-tendinea è lo strumento più idoneo per la valutazione della condizione dei tendini; l’ecografia muscolo-tendinea, infatti, consente indagini piuttosto precise sui tessuti molli, sulle strutture articolari (cartilagini, menischi e membrane sinoviali) e periarticolari (tendini e legamenti); oltre che per le tendiniti è indicato nel caso di stiramenti, sospetti strappi muscolari, contusioni, cisti, borsiti, ematomi intramuscolari e sottocutanei.

Un caso particolare: la tendinite del popliteo

Il ginocchio può essere colpito da tre tipi diversi di tendinite: la tendinite del quadricipite, la tendinite del rotuleo (approfondimenti sono reperibili nel nostro articolo Il tendine rotuleo) e la tendinite del popliteo. Il popliteo è un muscolo posizionato sotto al plantare e ai gemelli, le sue funzioni principali sono quelle di flettere e ruotare all’interno la gamba; il tendine popliteo è il tendine che gestisce tale muscolo e fa parte del compartimento esterno del ginocchio (insieme al legamento collaterale laterale, al tendine bicipite femorale e alla bandelletta ileotibiale).

La tendinite del popliteo non è una patologia particolarmente frequente, è un processo infiammatorio che colpisce il tendine a livello della sua inserzione sull’epicondilo laterale del femore. La sua comparsa è favorita dalla corsa su fondi inclinati o su percorsi collinari (l’atleta “tallona” per rallentare quando si trova su un percorso in discesa e il tendine subisce sollecitazioni anomale a livello inserzionale); la presenza di piede valgo o pronato favoriscono l’insorgere di questa patologia. Il soggetto affetto da tendinite del popliteo avverte la comparsa di dolori acuti sul lato del ginocchio, sia durante l’attività fisica sia al termine della seduta allenante. La sintomatologia dolorosa può persistere anche a riposo, specialmente se, in posizione seduta, si accavallano le gambe. L’esame obiettivo permette di riscontrare il dolore locale alla pressopalpazione, dolore che si accentua quando il paziente effettua la flessione del ginocchio.

La diagnosi differenziale deve essere posta con altre svariate cause di dolore postero-esterno del ginocchio fra cui la sindrome della bandelletta ileotibiale (il cosiddetto “ginocchio del corridore”), la meniscopatia laterale, la tendinite del bicipite femorale e la sindrome canicolare dello sciatico popliteo esterno.

Il soggetto colpito da tendinite del popliteo deve osservare un periodo di stop di circa 20 giorni effettuando terapie di tipo self come la crioterapia; trascorso tale periodo, nel caso il problema persista, si può prendere in considerazione un intervento terapeutico a base di infiltrazioni con glucocorticoidi.

Alla ripresa degli allenamenti, l’atleta dovrà valutare attentamente la possibilità di modificare, nel proprio allenamento, l’impiego di fondi che possano favorire l’insorgenza della patologia in questione come, per esempio, i terreni collinari o la spiaggia (contrariamente a quanto molti credono, la corsa sulla sabbia non è un buon metodo d’allenamento).

Patologie tendinee: valutazione dei problemi in base al livello di gravità

tendinopatieQuesto paragrafo è generale, ma è stato scritto pensando soprattutto a quella che è la tendinite più comune dello sportivo: quella al tendine d’Achille (per approfondimenti rimandiamo comunque al nostro dettagliato articolo Tendinopatia dell’achilleo). Infatti, quando la tendinite colpisce altre sedi, di solito il soggetto ricorre, se non al medico, almeno al fisioterapista (a tal proposito ecco come scegliere quello giusto). È invece incredibile come per le patologie riguardanti il tendine d’Achille sia comune un atteggiamento “fai da te”, come se fosse inevitabile soffrirne e inutile intervenire, visto che “tutti quelli che corrono ne soffrono”.

Come detto nel paragrafo relativo alla diagnosi, l’esame chiave per le patologie del tendine è l’ecografia che oltre a rilevare lo stato del tendine può evidenziare anche calcificazioni. Un metodo alternativo di valutazione delle patologie tendinee utilizza il livello di gravità della patologia stessa. Occorre molta attenzione nell’usarlo perché certi tendini (come il rotuleo) possono dare sintomatologia modesta che induce a trascurare il problema con conseguente cronicizzazione della patologia.

Livello 0 – La patologia consente di correre normalmente, si manifesta al termine dell’allenamento, ma in genere scompare entro l’allenamento successivo. Terapie preferite in questa fase sono il ghiaccio (fondamentale e utilissimo), le pomate (la cui utilità è del tutto da provare e sono uno dei casi classici in cui anche la medicina tradizionale propone farmaci che non soddisfano la legge di guarigione totale), i cerotti antinfiammatori.

Livello 1 – Come il livello 0, ma è necessario l’uso di antinfiammatori sistemici (per via orale) per risolvere il problema entro l’allenamento successivo. Poiché l’impiego degli antinfiammatori non può essere prolungato all’infinito è necessario considerare il livello 1 come stato provvisorio che necessariamente evolve verso il basso (guarigione) o verso l’alto verso livelli più critici.

Livello 2 – Il problema non scompare entro l’allenamento successivo. È necessario intervenire con riposo e/o terapie fisioterapiche. Si legga l’articolo Scelta del fisioterapista per comprendere come idromassaggi, ultrasuoni, laser a infrarossi, ionoforesi ecc. spesso siano soltanto palliativi che sfruttano l’effetto tempo per arrivare alla guarigione. Con il solo riposo si va da un minimo di 7 gg. per le peritendiniti leggere (normalmente 15 gg.) fino a quattro-sei mesi per le tendiniti reversibili più gravi. È possibile utilizzare terapie più sofisticate (laser neodimio-Yag, tecarterapia, litotritore ecc.) che possono ridurre i tempi, ma di solito non fanno miracoli (una buona terapia può ridurre i tempi della metà). A livello 2 gli errori tipici da non fare sono:

  1. non eseguire accertamenti (ecografia)
  2. non rivolgersi a un ortopedico sportivo.

L’intervento di un medico, oltre a definire esattamente i contorni della patologia, in alcuni casi risolve il problema con mesoterapia, infiltrazioni o autoinfiltrazioni (sangue del paziente infiltrato nella zona malata con cellule staminali che possono accelerare il ripristino tendineo). L’uso di cortisonici deve comunque essere considerato come del tutto occasionale in quanto i danni ai tessuti da impiego ripetuto sono ormai evidenti a tutti.

Livello 3 – Il più grave che richiede l’intervento chirurgico.

Un ultimo consiglio: una volta individuato il livello, agite di conseguenza: è inutile sperare nei miracoli.

Tendinite e farmaci

distorsione al ginocchioEsistono molti farmaci che possono creare problemi acuti o cronici ai tendini, soprattutto se sono soggetti all’usura sportiva. Primi fra tutti i corticosteroidi (cortisone) che, se assunti in dosi significative per lungo tempo, sclerotizzano i tendini, riducendone l’elasticità. La cosa è nota, ma di solito non preoccupa più di tanto gli sportivi sia perché i corticosteroidi sono considerati doping (e quindi non dovrebbero essere assunti se non per motivi di salute) sia perché un’assunzione occasionale per una determinata patologia non presenta gravi rischi.

Purtroppo esistono molti altri farmaci che influenzano negativamente i tendini e alcuni in modo più rapido e più grave degli stessi corticosteroidi. Ne elenchiamo tre, invitando lo sportivo a leggere sempre il foglietto illustrativo dei medicinali che assume.

Statine – Da un articolo di qualche anno fa (Four cases of tendinopathy in patients on statin therapy, Chazerain et altri, Joint Bone Spine 2001; 68: 430-3) risulta evidente la possibilità di tendinopatie in soggetti trattati con statine, farmaci che riducono l’ipercolesterolemia inibendo l’HMG-CoA reduttasi, un enzima che limita la velocità di conversione di HMG-CoA (idrossi-metil-glutaril Coenzima A) ad acido mevalonico, precursore degli steroli. I tendini interessati sono stati quelli estensori delle mani, il tibiale anteriore e il tendine d’Achille. In genere dopo la sospensione del farmaco la patologia si risolse entro uno o due mesi. Anche se ovviamente il numero di casi limitato non può far concludere nulla di sicuro, è importante che chi si avvicina a una moderata attività sportiva per potenziare l’effetto dei farmaci anticolesterolo sappia che eventuali tendinopatie possono essere messe in relazione con la terapia farmacologica.

Ciproxin – Si tratta di un antibiotico (ciprofloxacina) del gruppo dei chinoloni e viene utilizzato in un gran numero di infezioni. Dal foglietto illustrativo: “In casi sporadici, in corso di terapia con fluorochinolonici si possono manifestare infiammazioni e lesioni con rottura dei tendini. Alla comparsa dei primi sintomi di tendinite, quali dolori e/o edema, interrompere il trattamento, mettersi a completo riposo e avvisare il proprio medico per l’adozione delle opportune misure terapeutiche. Fattori predisponenti alla rottura, soprattutto a carico del tendine d’Achille, sono età superiore ai 60 anni, esercizio fisico intenso, trattamento a lungo termine con corticosteroidi, fase precoce di deambulazione con pazienti a letto”.

Betaistina – Si tratta di una sostanza  che ha un’azione di blocco sui recettori H3 e di parziale agonismo sugli H1 ed H2 (ad azione per alcuni versi simile all’istamina, attiva nei processi infiammatori) e viene usata come antivertigine in diversi farmaci come Vertiserc o Microser. In genere viene somministrata ad alte dosi per prevenire nuovi crisi vertiginose (per esempio 15 mg tre volte al giorno) in quanto agisce come H1-agonista, inibendo specificatamente i neuroni del nucleo vestibolare laterale. Purtroppo viene somministrata spesso a sproposito anche in casi di semplice acufene (il foglietto illustrativo specifica comunque chiaramente che in tal caso non esistono prove certe di efficacia, anzi).


Goccia di cultura – Gli enzimi

Si definisce enzima un catalizzatore dei processi biologici, cioè come un fattore che velocizza le reazioni chimiche, senza intervenire sui processi che normalmente le regolano. La stragrande maggioranza degli enzimi sono proteine. L’enzima reagisce con le molecole che partecipano alla reazione formando un complesso all’interno del quale avviene la reazione. Avvenuta la reazione, il prodotto è allontanato dall’enzima, che resta disponibile per iniziarne una nuova. Durante la reazione l’enzima quindi non si consuma.


Consiglia l'articolo su Google, clicca   Se vuoi condividerlo su Twitter, clicca Tweet



Promozioni

  • per il mese si settembre! fino a 12000 punti payback o 60 euro da spendere in carburante presso rivenditori convenzionati solo con l acquisto di 4 pneumatici goodyear o dunlop! vieni a trovarci da Lococo pneumatici presso piazza damiano chiesa, 53 per info 0586 853548













Contatti

Indirizzo:

Piazza Damiano Chiesa, 53
Livorno

Orari:

Lunedi-Venerdi: 8.30 - 12.30 / 14.30 - 19.00
Sabato: 8.30-12.30

Telefono:

0586.853548
0586.853548

Email:

alococopneumatici@virgilio.it




icle">

Come

Usare un Limone per Schiarire la Pelle

Come

Liberarsi delle Cicatrici

Come

Sbarazzarsi delle Lentiggini

ure molta

replika mens ure
omega de ville goud
omega-kello
オメガ

Tendinite

Ultimi aggiornamenti: 2016

Tendinite è un termine generico con il quale si indica un processo di tipo infiammatorio a carico di uno o più tendini (robuste formazioni anatomiche di tessuto connettivo fibroso attraverso i quali i muscoli volontari sono collegati al segmento scheletrico sul quale essi prendono inserzione). Ricordiamo che nel corpo umano sono presenti ben 267 tendini.

Le patologie che riguardano il tendine (tendinopatie) sono molto frequenti e, sebbene, in linea teorica, possano interessare i tendini di qualsiasi articolazione, le più colpite sono quelle di polso e mano (vedasi per esempio il dito a scatto, anche tenosinovite stenosante dei flessori delle dita), gomiti (epicondilite o gomito del tennista), spalla (tendinopatia della cuffia dei rotatori, una delle manifestazioni cliniche facenti parte della cosiddetta sindrome della cuffia dei rotatori), caviglia (tendinopatia dell’achilleo) e ginocchio (tendinite del quadricipite, tendinite del rotuleo e tendinite del popliteo). Ovviamente le manifestazioni dolorose cambiano a seconda della zona in cui si è verificata l’infiammazione.

Prima di trattare in modo dettagliato l’argomento tendinite è opportuno chiarire il significato di alcune terminologie relative alle patologie del tendine; queste ultime infatti possono essere di diversa natura (è infatti necessaria una diagnosi corretta per poter intervenire adeguatamente): si parla di peritendinite quando è interessato il peritenonio (il foglio connettivale che circonda e protegge il tendine e ne anatomicamente parte), di tenosinovite (anche sinovite tendinea o, più raramente, tenovaginite) quando l’infiammazione riguarda la guaina sinoviale che riveste il tendine e dentro la quale esso scorre, di tenoperiostite (o tendinopatia inserzionale) nel caso in cui il processo infiammatorio riguardi la giunzione fra tendine e osso, di tendinite quando si è di fronte a una patologia che interessa il tendine in toto, ma è di natura acuta e di tendinosi quando la patologia è ormai cronica; la tendinosi, infatti, è una patologia che interessa soprattutto le persone anziane e coloro che continuano a sottoporre a eccessivi sforzi tendini la cui funzionalità risulti già compromessa. Contrariamente alla credenza comune, le patologie in –osi sono più gravi di quelle in –ite (a mo’ di esempio: l’artrosi è una patologia più grave dell’artrite), perché le prime sono associate a uno stato ormai cronico e degenerato della struttura (irreversibile), mentre le seconde sono, perlomeno in teoria, reversibili.

Cause e fattori di rischio

tendiniteGeneralmente la tendinite è provocata dal cronico ripetersi di microsollecitazioni a carico del tendine; a lungo andare infatti tali sollecitazioni provocano un’alterazione a carico delle fibrille (i tendini sono costituiti da una componente cellulare differenziata che è circondata da una matrice extracellulare formata da fibrille, proteoglicani ed elastina) che vengono lesionate in modo più o meno marcato; tali lesioni vengono riparate in modo spontaneo, ma le nuove cellule che entrano in gioco formeranno un nuovo tessuto la cui resistenza sarà minore di quella del precedente; si parla in questi casi (la quasi totalità) di tendinite da sovraffaticamento; è molto difficile che un tendine possa rompersi acutamente a causa di un sovraccarico, infatti, generalmente, una tensione eccessiva su un tendine provoca più facilmente lacerazioni a carico dei muscoli oppure dei segmenti ossei a cui sono collegati; questo perché il tendine è una struttura di per sé molto resistente. La persistenza dei microtraumi invece, come abbiamo visto, finirà per indebolire lentamente la struttura tendinea rendendola più esposta a lesioni più o meno gravi.

I maggiori responsabili della tendinite sono quindi da ricercarsi in un sovraccarico funzionale (o, in termini più semplici, ripetizione esasperata e continua nel tempo di determinati gesti o movimenti); un tipico caso è quello di atleti che incrementano la frequenza e/o l’intensità delle proprie sedute di allenamento (ai runner che ci seguono consigliamo l’attenta lettura dell’articolo Regola del 10%).

In diversi casi l’insorgenza di una tendinite può essere causata, o perlomeno facilitata, dall’indossare calzature poco idonee (rimandiamo all’articolo Scegliere la scarpa da running); anche i runner che corrono su terreni molto duri o, al contrario, eccessivamente morbidi, vedono aumentare le probabilità di incorrere in una tendinite; maggiori rischi corrono anche coloro che effettuano allenamenti su terreni particolarmente sconnessi (si legga l’articolo Terreno ideale per il runner).

Sono soggetti più a rischio di tendinite anche coloro nei quali non vi è un corretto equilibrio fra la forza muscolare (eccessiva) e la resistenza dei tendini; un tipico caso è quello di chi assume steroidi anabolizzanti (in campo sportivo tali sostanze vengono soprattutto usate nel body building e negli sport di potenza come lotta, sollevamento pesi, sprint ecc. allo scopo di incrementare notevolmente la massa muscolare).

Fra i fattori di rischio di una tendinite si possono citare anche un riscaldamento troppo breve o inadeguato (si veda l’articolo Riscaldamento scientifico) prima di iniziare una seduta di allenamento oppure una ripresa delle sedute di allenamento troppo rapida dopo uno stop causato da infortunio (si veda Come riprendere dopo un infortunio).

Oltre alle cause soprariportate che, di fatto, possiamo imputare a un erroneo svolgimento di un’attività fisica, esistono anche altri motivi che possono essere alla base dell’insorgenza di una tendinite come, per esempio, la presenza di malattie quali l’artrite reumatoide, il diabete, la gotta, il lupus eritematoso sistemico, l’insufficienza renale, la sindrome di Reiter ecc.

Altri fattori che possono predisporre il soggetto a tendinite o comunque ad altri tipi di tendinopatia sono quelli di tipo congenito; fra questi possiamo citare il valgismo o il varismo delle ginocchia, la dismetria degli arti, anomalie nelle curve del rachide ecc.

Altri fattori di rischio per la tendinite sono infine l’avanzare dell’età e le variazioni ormonali.

Segni e sintomi di tendinite

Il sintomo più caratteristico della tendinite è la dolenzia nella zona del tendine interessato dall’infiammazione; la sensazione dolo